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CHIVASSO 27 LUGLIO 1944 - 2019 75 ANNI DALL'UCCISIONE
DEI CINQUE PARTIGIANI AL MAURIZIANO DI CHIVASSO

  • Chivasso 27 luglio 2019 -  Nella ricorrenza del 75° anniversario della morte dei cinque giovani Partigiani della VI Divisione Alpina G.L., uccisi lungo la ferrovia Chivasso - Torino il 27 luglio del 1944.  Siamo andati al Parco del Mauriziano per rendere loro onore per il sacrificio tributato alla causa della libertà e della democrazia durante la Guerra di Liberazione dell’Italia contro i nazi-fascisti e per dire che la memoria, oltre che un atto doverosamente dovuto, è uno degli antidoti più forti all'indifferenza. Presente l'Amministrazione Comunale, l'Anpi, le associazioni Marinai, Bersaglieri, Genio ferrovieri, Croce Rossa, delegazioni dei Carabinieri e della Guardia di Finanza. Dopo la posa corona e il silenzio suonato dal giovane Gamba della filarmonica di Chivasso, Don Tonino Pacetta ha impartito la benedizione alla lapide dei cinque partigiani il appello: Sivio Brunetti,   Filippo Gardetto ,  Antonio Morello, Ernesto Pagliero e Ariodante Morgando  è stato fatto da un giovane della CRI a cui abbiamo risposto: presente! Al Presidente dell'Anpi Vinicio Milani e all'Assessore Claudio Moretti il compito di ricordarli.

  • La Giornata mondiale del rifugiato, indetta dalle Nazioni Unite, viene celebrata ogni anno il 20 giugno per commemorare l’approvazione, nel 1951, della Convenzione relativa allo statuto dei rifugiati (Convention Relating to the Status of Refugees) da parte dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite. Il Museo intende dar risalto a una giornata di grande significato per il calendario civile e pienamente consonante con la propria missione.Per la sola giornata del 20 giugno, il Museo ha proposto una temporanea reinterpretazione del proprio allestimento sostituendo parte dei contenuti abituali con nuove testimonianze odierne di rifugiati e persone che hanno vissuto la guerra, l’occupazione, il regime in momenti e luoghi più o meno lontani; i contributi, raccolti appositamente per l’occasione, sono distribuiti sui temi delle ‘stazioni’ del percorso museale: Vivere il quotidiano; Vivere sotto le bombe; Vivere sotto il regime; Vivere l’occupazione; Vivere liberi. leggi tutto
Ivrea, 1 giugno 2019 - La protesta c'è stata e per la città di Ivrea è stato un sabato 
pomeriggio movimentato. Nel centro del mirino, Rebel Firm, gruppo di ultradestra 
che ha scelto di inaugurare una sede proprio nella città eporediese. Cosa che non è 
piaciuta a molti, tanto che in piazza hanno manifestato la propria contrarietà tanti 
antifascisti guidati dall'Anpi. (nella foto il gruppo della sezione Anpi Boris Bradac)

Chivasso, 25 Aprile 2019 - Commemorazione della festa della Liberazione
Concerto di Renato Franchi con l'Orchestrina del Suonatore Jones


INCONTRI di FORMAZIONE in vista del 25 APRILE

Chivasso, 14 e 18 Aprile 2017(sala del Centro Incontri I Care - ex convento cappuccini)
La repressione del dissenso, il fascismo diventa regime Il razzismo coloniale e l'antisemitismo - relatori Mario Renosio e Nicoletta Fasano

L'8 settembre, la scelta partigiana, le resistenze e le caratteristiche legate ai vari territori e l'immediato dopoguerra relatore Mario Renosio La Repubblica sociale italiana, il rapporto con l'occupante tedesco, la repressione (deportazione, rastrellamenti, violenza) relatrice Nicoletta Fasano
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25 APRILE - FESTA della LIBERAZIONE
Chivasso - 25 aprile 2013  -  Intervento ufficiale Anpi


Siamo qui non per celebrare un rito, ne' per una consuetudine, nemmeno per ricordare    una semplice data,  ma molto di più, è un momento particolarmente importante della storia del nostro Paese, per un profondo senso di riconoscenza nei confronti di coloro che hanno consegnato il Paese alla liberta', per una riflessione sulle radici della nostra democrazia, per un forte convincimento etico e morale, per un dovere civile e istituzionale.
la Resistenza e la Liberazione.
La Resistenza non è stata solo una lotta contro qualcosa che doveva finire (il fascismo ed il Nazismo) ma anche “per qualcosa che stava per cominciare”: la Costituzione.
Viviamo un momento di crisi gravissima per il nostro Paese: una pesante recessione economica, disoccupazione a livelli inaccettabili. Alcuni gesti estremi che le cronache ci presentano in questi giorni non possono non colpirci nel profondo e preoccuparci.
Scenario sociale e politico contrassegnato da forte caduta dei valori, da corruzione diffusa, da rabbia estesa che lascia sovente spazi al populismo e all’autoritarismo. Uno scenario grave e pericoloso per la nostra democrazia anche alla luce dei più recenti avvenimenti post elettorali, quali la mancata costituzione di un governo e la nomina travagliata del Presidente della Repubblica.
Diffusione di espressioni del neofascismo e del neonazismo in Europa (Grecia e Ungheria) ma anche in Italia.
Dobbiamo riuscire, per dare un significato alla nostra presenza oggi, ad accomunare un momento di: memoria, ringraziamento e impegno contro l’indifferenza
Iniziamo dall’importanza di conservare la memoria di quei giorni per evitare che il tempo affievolisca il ricordo.
La storia: la nascita del fascismo, la dittatura, l’adesione acritica ed entusiastica di molti italiani al fascismo, l’ottundimento delle coscienze, le adunate oceaniche nelle piazze: non dimenticare perché il populismo è sempre in agguato. E poi la guerra, i bombardamenti ed i civili che finalmente comprendono che in una guerra “tutti sono destinati a perdere” non solo i militari che muoiono al fronte.
La scelta non facile della Resistenza contro i fascisti ed i nazisti. Conservare la memoria vuol dire rendere onore a quelle donne ed a quegli uomini che si schierarono a rischio della propria vita (e molti la persero) per la democrazia, per la libertà, per la giustizia: in una parola per quei valori che troviamo oggi enunciati nella nostra Costituzione.
Forse, come ha affermato il Presidente emerito Carlo Azeglio Ciampi in un suo recente libro, - non è il mondo che hanno sognato i partigiani ma è sicuramente migliore di quello che hanno vissuto i nostri genitori ed i nostri nonni negli anni del ventennio e della guerra. -  e noi aggiungiamo, che rischia di essere un mondo peggiore per i nostri figli, dal punto di vista delle aspettative e dello stato sociale con tanta difficoltà costruito proprio negli anni che seguirono la Resistenza, ed ora messo in discussione a causa dei diktat imposti dai poteri finanziari.
Alla memoria ed al ringraziamento deve unirsi la riflessione su quei valori che hanno ispirato la Resistenza e che si trovano nella nostra Costituzione che - non per retorica - definiamo “nata dalla Resistenza”.
Ed ecco, per concludere sul significato del 25 aprile, la necessità dell’impegno. Dobbiamo batterci per quei valori con gli strumenti che oggi abbiamo a disposizione, perché le idee e tanto più i valori non si impongono con la violenza.
Il nostro impegno di far conoscere la Costituzione, difenderla e battersi per l’attuazione dei principi contenuti nei suoi articoli.
Penso all’art. 1 che dice che l’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro. Fondata, e sappiamo cosa accade quando le fondamenta, il lavoro, vengono meno e aprono la strada a pericolose avventure.
 Penso oggi all’art. 36, laddove si afferma che il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e, in ogni caso, sufficiente ad assicurare a sé ed alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa.
Ed infine, guardando agli scenari internazionali, lasciatemi ricordare l’art. 11: l’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali.
Ricordare le parole che Carlo Azeglio Ciampi scrive nel suo libro “”A un giovane italiano”: “Non permettere alla rassegnazione di fermare i tuoi passi; non temere la possibilità di un insuccesso; non imboccare scorciatoie o vie traverse. Non sacrificare la tua dignità”.
Grazie a quelle donne ed a quegli uomini così, oggi siamo liberi di costruire il nostro futuro: ora la responsabilità è nostra.
Il 25 aprile è un giorno di festa e tale deve rimanere (penso a coloro che periodicamente propongono di eliminare questa festività) ma anche di coinvolgimento e di partecipazione contro l’indifferenza, la rassegnazione ed il distacco. Ricordare le parole di Giacomo Ulivi*.  
Memoria e onore alle donne ed agli uomini del 25 Aprile. Viva la Resistenza, viva la Repubblica, viva la Costituzione!
 Vinicio Milani


 Nel libro “Lettere di condannati a morte della resistenza italiana”, a cura di P. Malvezzi e G. Pirelli, Einaudi, Torino 1952,  vi è la "lettera agli amici" di un ragazzo di diciannove anni, Giacomo Ulivi, fucilato nel 1944 a Modena. 
http://www.cosenuove.eu/Ulivi.htm