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http://www.viniciomilani.it/Alba-Libert%E0/Microsoft%20Word%20-%20LIBERAZIONE%20DI%20CHIVASSO%2017X24.pdf
sfoglia e leggi il libro: L'ALBA DELLA LIBERTA'
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Pubblicazione delle memorie di Eligio BATTU' dal titolo:
" Perchè ho fatto il ribelle "




La Resistenza fu un evento importante per l’Italia. Quindici anni fa abbiamo pubblicato le memorie postume di un “ribelle”, che insieme a tanti altri ribelli, fu determinante al riscatto dell’Italia.
«Perché ho fatto il ribelle» è il diario di Eligio Battù, sulla sua scelta di partecipare alla lotta partigiana nella formazione Giustizia e Libertà patrocinata dal Partito d’Azione, dal 25 luglio 1943 al 25 Aprile 1945.
 La storia di Eligio Battù è una storia semplice, senza retorica, che ha voluto da un lato ricordare a se stesso del suo passato di “ribelle” ma nel contempo si rivolge a questa nostra società che ha scarsa consapevolezza di sé e dei suoi valori, continuamente minacciati da nuove ondate di razzismi e di ossessioni securitarie.
Il contenuto di questo libretto è un contributo importante e utile non solo per documentare l’esperienza della guerra e della Resistenza, ma soprattutto, per intendere le ragioni e i sentimenti di chi ha scelto di resistere, andando in montagna. È un modo per far conoscere e comprendere il significato della Resistenza ai giovani d’oggi. Nel 2009, a un anno di distanza dalla scomparsa di Eligio Battù, la figlia Annalisa e il genero Ermanno Vitale, grazie anche all’impegno dell’ANPI di Chivasso, resero accessibili a tutti le sue memorie partigiane ritrovate per caso in mezzo ai libri e ai documenti che, come spesso succede, disordinatamente si accumulano nelle case.
Oggi i familiari, ripropongono una versione elettronica di quel testo breve ed essenziale che illustra, al di là della vita quotidiana e delle azioni compiute in quell’anno e mezzo da “ribelle”, le ragioni semplici, universali e patriottiche al tempo stesso, di quella scelta: “bisognava fare qualcosa per por fine a quei soprusi”, “bisognava riscattare l’onta del periodo fascista”. Questa “seconda edizione” viene arricchita da un documentato saggio di Giuseppe Farinetti, che inquadra la vicenda del partigiano Eligio nel più ampio contesto della lotta di resistenza al fascismo e al nazismo. Tale saggio venne scritto in occasione della presentazione di “Perché ho fatto il ribelle” a Casalborgone il 23 aprile 2010 ed era rimasto finora inedito.

libro: Perchè ho fatto il ribelle (versione PDF)



RICCARDO CASTELLO: diario di prigionia 1943/1945Pagine 44 - prefazione di Gianni Olivanote storiche a cura di Marco Varettopresentazione di Eugenio Banfo.
Rinaldo Castello, nato nel 1925 e residente in Chivasso dai primi anni '30, è scomparso nel 1998. Partigiano dopo l' 8 settembre in Val Pellice, incarcerato alle Nuove di Torino a seguito di in rastrellamento, inviato al campo di Fossoli, e da lì deportato a Mathausen e poi ai lavori forzati in Boemia: questa e' la vicenda di Rinaldo Castello. Il diario racconta di un periodo in cui tanti diciottenni sono stati forgiati all' educazione fascista e nazionalista, e del successivo periodo legato ai drammi della guerra, della deportazione e della lotta partigiana. Un pezzo di storia, forse "minore" ma non meno adatta a rinsaldare l'amore per la libertà, ricordando quanto e' costata cara la sua conquista.








I GIORNI DEL SOLE NERO
Video dell'Anpi di Chivasso in collaborazione con il Circolo Acli di Chivasso
prima parte

 seconda parte




SOPRAVVISSUTI
ritratti, storia, memoria. Fotografie:
Simone Gosso. Testi: L. Picciotto, A. Bravo

Ed. Alinari - 2004  pp. 96. Fotografie 73

Una ricerca complessa che ha tradotto in ritratti fotografici di grande intensità la storia personale di alcuni sopravissuti alla deportazione dei Lager nazisti. Un progetto fotografico di grande impegno.

<< Mi sono avvicinato al complesso universo della deportazione per caso, attraverso il diario di un sopravvissuto. Poi sono venute altre letture, altre testimonianze, altre storie. Memorie intime e corali. Ma anche eterne ed effimere se destinate a rimanere solo nella mente di chi legge pagine scritte.
Fotografare ha significato provare a dare alle loro parole occhi, labbra, volti. Perché dietro a questi visi stanno tragedie individuali ma anche grandi percorsi. Dietro a questi volti si possono infatti scorgere più tracce: la storia collettiva della deportazione italiana, la vicenda personale di chi è stato deportato e la conoscenza diretta delle persone ritratte.
Scriveva Primo Levi: “Sono un uomo normale di buona memoria che è incappato in un vortice”: questa potrebbe essere la definizione di queste persone e della loro esperienza di piccoli-grandi testimoni che raccontano cose straordinarie.
In queste immagini non v’è completezza ma solo il tentativo di aiutare a raccontare le vite di uomini e donne che devono la loro eccezionalità alla loro normalità, così come la speranza di continuare quanto iniziato con le loro testimonianze>>
Simone Gosso
(tratto dal sito della FONDAZIONE MEMORIA DELLA DEPORTAZIONE